Il no della Slovenia

Nel maggio dello scorso anno, nessuno si sarebbe mai aspettato che i cittadini della cattolica Irlanda, chiamati a votare attraverso un referendum, si sarebbero espressi favorevolmente riguardo ai matrimoni omosessuali. Una spiacevole sorpresa è stato, invece, il risultato della consultazione popolare di dicembre in Slovenia, che ha annullato la legge approvata nel marzo 2015 che, per la prima volta in un paese dell’ex blocco comunista, equiparava i diritti delle coppie gay a quelli delle coppie eterosessuali, permettendo loro il matrimonio e l’adozione.
Nel momento in cui stiamo scrivendo, il nostro paese è nel pieno della discussione in merito a una legge sulle unioni civili che, peraltro, concede assai meno rispetto al testo abrogato dei nostri vicini sloveni.
È molto probabile che, se il ddl Cirinnà verrà approvato, Adinolfi & co. faranno l’impossibile per raccogliere le firme necessarie a indire, anche in Italia, un referendum abrogativo. Gli scenari possono essere vari, e non tutti a nostro sfavore. Quanto accadde negli ormai lontani anni Settanta per aborto e divorzio ne è l’esempio più eclatante, sebbene con la non trascurabile differenza che quelle erano questioni che toccavano gli eterosessuali in maniera diretta. Nel frattempo, cerchiamo di capire quanto è accaduto a pochi chilometri dalla frontiera, ai nostri amici in Slovenia.
Matej Knific e Mattej Valencic sono una coppia di uomini di Lubiana, che da tempo lavora per rendere il proprio paese una meta turistica gay friendly e accogliente. Stanno insieme da tredici anni, ma hanno deciso che regolarizzeranno la loro unione soltanto quando potranno avere gli stessi diritti di una coppia eterosessuale.
Sono i creatori della Pink Week (www.pinkweek.eu), un evento LGBT internazionale, supportato dal ministero del Turismo sloveno, che quest’anno, in programma dal 26 al 29 maggio, giunge alla sua terza edizione.
“La Chiesa stavolta ha vinto!” – commentano a caldo, raggiunti telefonicamente – “Ma non ci arrendiamo. Il parlamento sloveno sta lavorando a un altro testo di legge che permetta alle coppie omosessuali di sposarsi”. Occorre ricordare che in Slovenia il quorum necessario affinché un referendum sia valido è molto basso, basta che si esprima soltanto il 20% degli aventi diritto. Per contro, a distanza di un anno, il parlamento può riproporre una legge analoga con le dovute correzioni. “Il problema è che molte persone eterosessuali – proseguono – non si sono poste la questione, se ne sono fregate. Chi è andato a votare, soltanto il 22% circa della popolazione, oltre chiaramente agli omosessuali, sono stati i cattolici e le persone contrarie. Per la nostra costituzione la Chiesa non potrebbe interferire nelle questioni dello Stato. Noncurante di ciò, insieme ad alcune associazioni omofobe, ha chiesto il referendum e ha indetto una campagna fondata su inganni e bugie. Molta gente è stata manipolata e non sa neppure per cosa abbia veramente votato, ha paura perché non ci conosce e ci considera come dei mostri. Pensa che alcuni preti, nelle zone provinciali, hanno detto che noi omosessuali, avendo la possibilità di adottare, saremmo andati a rubare i bambini alle famiglie etero. È incredibile! Nella città di Lubiana, per esempio, ha vinto il fronte a favore della legge, le aree rurali e i piccoli centri sono stati il problema. Durante la campagna, il nostro sindaco, espressamente gay friendly, aveva fatto esporre le bandiere rainbow in municipio. Ma non è stato sufficiente per una vittoria a livello nazionale. Malgrado il risultato, la capitale resta una città molto aperta e accogliente, dove ci sono locali e bar LGBT. Lo scorso Natale se aprivi Grindr era pieno di gay, soprattutto italiani. La Slovenia è sempre la stessa, noi non cambiamo e i diritti prima o poi arriveranno. Negli Stati Uniti, ci hanno fatto notare alcuni amici americani, hanno cominciato a lottare negli anni Sessanta, per vincere adesso.
Anche per quanto riguarda il turismo LGBT, che in questi ultimi anni si sta sviluppando, non ci saranno flessioni a seguito del risultato di questa consultazione. Anche noi ce lo siamo già dimenticato e stiamo continuando a supportare il governo e a lavorare per una nazione dove tutti i cittadini possano godere degli stessi diritti. A fine maggio – concludono – in chiusura della Pink Week, ci sarà il Dragon’s Ball 2016, una cena di gala a cui segue un grande party LGBT, tramite il quale raccoglieremo, come l’anno scorso, i fondi necessari per la partecipazione della Slovenia a uno dei pride più importanti del mondo, la Christopher Street Parade di Berlino”.

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