Le vite di Marcella

È stata la prima transessuale al mondo a essere eletta a una carica pubblica e incarnare il simbolo delle lotte per i diritti civili: Marcella Di Folco (1943-2010) ha avuto due vite, una maschile e una femminile.

Nella prima Marcello, nato a Roma da una famiglia aristocratica e ultracattolica, trascorre un’infanzia agiata ai Parioli ma con la morte del padre, ex gerarca fascista, precipita nella miseria e si rimbocca le maniche trovando prima lavoro come portiere d’albergo e poi al Piper, locale che negli anni ‘60 lanciò mode e dive della canzone. Qui viene notato da Federico Fellini che gli affida un piccolo ruolo nel suo Satyricon, richiamandolo qualche anno dopo per quello del Principe in Amarcord. La sua fortunata carriera di caratterista continua per un decennio sotto l’egida di registi come Rossellini e Petri sino all’incontro con il grande amore che però non avrà uno sbocco felice: proprio da questa delusione nasce la ferma decisione di cambiare sesso, a Casablanca nell’estate 1980. Ora è Marcella che torna in Italia e fa la spola tra Roma e Bologna per inseguire l’uomo di cui è ancora innamorata e dopo qualche anno ci si trasferisce definitivamente. Qui nell’88 fonda il mit (Movimento Italiano Transessuale) e diventa nel giro di vent’anni una delle leader più riconosciute del movimento lgbt italiano. L’elezione in consiglio comunale nel 1995 suggella un impegno costante nella vita politica della città e nel sociale, per esempio con la realizzazione del primo consultorio per la salute delle persone transessuali, riconosciuto dal servizio sanitario nazionale. In questa struttura modello un giorno approda una ragazzina che sta attraversando un momento difficile della sua vita e trova in Marcella prima un supporto e poi una sodale.

Oggi quella ragazza è Simone Cangelosi, giovane regista laureato in filmologia, già tecnico restauratore alla Cineteca di Bologna, che proprio dal diario della sua transizione di genere ha realizzato nel 2007 il cortometraggio Dalla testa ai piedi. Poco dopo la morte di Marcella, Simone inizia tra Roma e Bologna un viaggio alla scoperta di persone, luoghi e ricordi che gli restituiscano la complessità della figura dell’amica scomparsa. Il pregevole risultato è il docu-film Una nobile rivoluzione da lui scritto (in collaborazione con Roberto Nisi) e diretto, già presentato con successo all’ultimo Torino Film Festival. Lo incontriamo durante il tour di promozione che ha già toccato molte città italiane nell’attesa della distribuzione nelle sale e del dvd. Un obiettivo da raggiungere anche tramite crowdfunding: it.ulule.com/una-nobile-rivoluzione/

Cosa ha rappresentato Marcella per te?
Vivevamo nella stessa città e col suo entusiasmo mi aveva convinto a fare attivismo politico. L’avevo conosciuta come responsabile del consultorio e all’inizio non potevo immaginare quanta influenza avrebbe avuto nella mia vita. Le basi di un rapporto che è diventato sempre più intimo erano la gratitudine e la stima non disgiunte dal riconoscimento per il suo impegno politico e la sua grande umanità.

Quali pensi siano stati i risultati più significativi che ha conseguito?
Era una persona mediatica che soprattutto riusciva a unire, coagulare le forze, far dialogare persone assai lontane tra loro, in un mondo dove stare insieme è tanto difficile. Riusciva a parlare sia ai politici che al movimento e la sua professione di fede era che il progresso sociale passa attraverso il progresso per i diritti civili.

Che criteri hai seguito per la selezione del materiale?
È stato difficile perché sia sulla sua figura che sul movimento avevo davvero ampia scelta. Ho sposato il criterio di seguire Marcella nel suo passaggio temporale rimanendo all’interno di un racconto cinematografico e utilizzando materiali che non facessero parlare di lei al passato ma intrecciare la sua voce narrante a quella di chi parla di lei oggi. Il cuore e la sostanza del film è rendere la sua voce presente.

E questa voce riesce ancora a comunicare con i soggetti di oggi?
Nel film non si rivolge solo alle persone trans ma alla comunità e parla di diritto all’amore. In un paese che ancora nega le leggi sui diritti civili quale istanza potrebbe essere più attuale?

Che ricordi hai di lei nel suo privato?
Aveva un carattere terribile: amava provocare e mettere alla prova le persone. Se volevi interagire con lei dovevi accettare di metterti in discussione, fare i conti con le contraddizioni, con i sentimenti ambivalenti che suscitava, insomma dovevi maturare. Provocazione, ironia e straordinaria vitalità erano le caratteristiche che la distinguevano. Se non ti fermavi alla superficie dei suoi atteggiamenti ma andavi in profondità, ti accorgevi che aveva carisma e catturava l’attenzione. Mostrava generosità e solidarietà anche nei confronti delle persone con cui si scontrava e litigava: il litigio era un colore del suo arcobaleno.

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